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Censimento

Tresivio

Santuario della Santa Casa di Loreto

Numero campane: 3
Tonalità musicale: FA3
Accordo musicale: n.c.
Sistema di montaggio: slancio
Azionamento: elettrico

n.NotaFonditoreAnnoDiametroSpessorePeso
1 rif.FA3Giorgio Pruneri di Grosio18801,085 m-747 kg
2SOLb3Paolo Antonio Gaffori di Poschiavo16930,993 m--
3LA3Giorgio Pruneri di Grosio18330,853 m-354 kg

Le campane

Secondo i dati della fonderia Pruneri, la campana maggiore risulta una rifusione di una campana già realizzata dalla ditta grosina, fusa nel 1833 assieme alla campana piccola.

La chiesa

Il santuario della S. Casa di Loreto, iniziato dopo il 1630 e terminato nel 1760, sorse ove esisteva sin dal 1440 una cappella detta della Madonna di Tronchedo, di fondazione della potente famiglia Beccaria. Esso sovrasta un poggio tutto coperto di vigneti, ad occidente di Tresivio. Si tratta di un vasto edificio che risente di impostazioni stilistiche differenti, anche se nel complesso è armonioso. Al contrario della maggior parte delle chiese valtellinesi, rimaste grezze salvo la facciata, esso fu concepito come un palazzo-castello barocco, studiato in modo da essere visto con interesse in ogni sua parte. Sono tuttavia di maggior effetto, oltre alla facciata principale, i due lati volti rispettivamente a est e a ovest sino alla quinta lesena, che con essa dovevano certamente costituire tre delle quattro facciate di un edificio a pianta quadrata, molto slanciato, coperto da una volta a botte ed esteriormente adorno, anche negli spigoli posteriori, di torrette simili a quelle che attualmente si vedono sulla facciata. Gli studiosi sono convinti che tutta la parte anteriore alla cupola della S. Casa risenta in modo inconfondibile dei caratteri del barocco d'oltralpe. Solo più tardi, forse per renderla più ampia o ritenendo di conferirle maggior solennità, altri artefici la ampliarono oltre le cinque lesene laterali, costruendo anche la cupola, i transetti, il coro, il campanile, e all'interno, sotto la cupola, il piccolo edificio riproducente la S. Casa di Loreto (1701).
Alla base dell'edificio vi è un'alta zoccolatura in pietra verde (alla quale corrisponde internamente una vasta cripta sorretta da sei colonne). Sopra la zoccolatura sui due fianchi s'innalzano lesene dipinte in grigio che spiccano sul fondo chiaro e che limitano spazi con nicchie arcuate cui sono sovrapposte finestre rettangolari e a lunetta alternate. Tra la terza e la quarta lesena, su ambo i fianchi dell'edificio, s'aprono eleganti portali, che si raggiungono salendo doppie rampe di scale. Alle lesene sono sovrapposti larghi cornicioni in pietra verde sui quali si elevano altre lesene in corrispondenza delle sottostanti e in ognuno degli interspazi si aprono finestre cui sono sovrapposte false aperture arcuate. La parte dell'edificio d'epoca posteriore è, come si è detto, d'altra impronta ed è dominata dal tiburio e dalla torre campanaria. I costruttori si sono comunque preoccupati di accordarla nel modo migliore alla parte preesistente.
La facciata ampia e altissima è naturalmente la parte più maestosa e varia dell'edificio. Vi si accede salendo una scala a due rampe, che è assai complessa e suddivisa in tre piani sovrapposti. Quello inferiore, più largo dei sovrastanti, è scandito da dieci lesene, delle quali la terza e la quarta da sinistra, e simmetricamente quelle che occupano la stessa posizione a destra, sono abbinate, con sette interspazi dei quali solo il mediano è più ampio degli altri perché comprende il vasto portale barocco in pietra ollare, scolpito da G. Maria Tamagnino di Bormio (1714) con battenti coperti di lamine in rame sbalzato da Giacomo Bichler (1757); gli altri comprendono nicchie e finestre o false finestre. Il piano superiore, separato da un triplice cornicione dal sottostante, ha lesene esattamente sovrapposte a quelle del primo piano, ma ad esso mancano le due estreme poiché la facciata si restringe acquistando maggior slancio. Anche questo piano reca doppie aperture sovrapposte, lo spazio mediano invece ne ha una sola. Il terzo piano è separato dal mediano da una larga fascia con tre aperture di forma ovale e brevi paraste allineate con le lesene, sopra la quale, sia a sinistra che a destra, vi sono le due torrette poligonali con cupola e lanternino. Superiormente alle paraste mediane vi è un frontone concluso da un arco, fiancheggiato da due pilastrini con brevi piramidi.
L'interno si presenta ampio. Appena entrati si presenta un'alta volta a botte. Sui due lati sono collocate due pile per l'acquasanta in marmo, una delle quali datata 1685. Sia a sinistra che a destra vi sono dei matronei, cui fanno seguito, da ambo i lati, due cappelle con affreschi di carattere architettonico che facevano da contorno alle pale d'altare. Procedendo su ambo i lati vi sono due piccole sagrestie con le volte decorate di stucchi bianchi, alle quali si accede da portalini in pietra verde con timpani spezzati. Sotto la cupola è disposto il piccolo tempio raffigurante la Santa Casa, il quale ha sulla facciata meridionale un altare in stucco sormontato da un'apertura con ai lati due angeli e sul fastigio un busto della Vergine col Bambino. L'edificio a pianta rettangolare, semplicissimo, è colorato sia fuori che dentro in modo da simulare i mattoni in cotto con lesene dipinte a sembianza della pietra. All'esterno vi sono delle nicchie, con conchiglia in alto, che un tempo ospitavano delle statue lignee. All'interno, sulla parete di fondo, è posta un'ancona in legno intagliato e scolpito, dorato e policromato a forma di portale affiancata da quattro colonnine abbinate con una nicchia in cui normalmente è custodita la cosiddetta Madonna Nera. Negli interspazi tra la nicchia e le colonne vi sono dei pannelli intagliati con esuberanti ornamenti. Sul fastigio sono poste delle statuine di angeli. Sulla predella è intagliata la scena dell'Annunciazione (XVII/XVIII).

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Fonti: